Riserva Naturale Regionale Gole di San Venanzio

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Il Fiume Aterno

L’Aterno, con i suoi 145 Km di lunghezza, è il maggiore fiume di Abruzzo. Ha un bacino idrico di circa 3188 Kmq e una portata media annua di circa 53.6 mc/sec. Il suo tracciato si muove secondo una direzione NW-SE  per poi variare bruscamente direzione verso Nord, Nord-Est in prossimità della Valle Peligna e prima di ricevere le acque della sorgente di “capo Pescara” a Popoli.

Nasce presso Aringo dalle sorgenti del M. Civitella (1616 ms.l.m.) in un luogo detto “peschiera” ed è alimentato da vari torrenti che scendono dal massiccio del Gran Sasso.

Dopo aver toccato L’Aquila e la sua pianura e successivamente  la omonima valle che unisce la conca aquilana a quella subequana, l’Aterno entra  nella stretta gola di San Venanzio. Proprio in questo tratto il fiume riacquista maggiore vigore fino a giungere nel fondovalle di Raiano dove insistela Riserva Naturale.

La Riserva Naturaledelle Gole di San Venanzio comprende quasi completamente il territorio delle gole e tutta la pianura alluvionale successiva,  naturalmente la geografia di questa area è stata interamente disegnata dal fiume che nella porzione delle gole incide ed erode e nella zona della piana   deposita in parte il proprio carico solido.

E’ un fiume che nel tratto a monte ha le caratteristiche tipiche del fiume di montagna, con il suo tracciato circa lineare tipico dei corsi d’acqua a forte pendenza. Un segmento di particolare pregio paesaggistico e di grande suggestività. Una serie di rapide, alternate a forre e a piccoli salti che di tanto in tanto si alternano a brevi tratti dove l’acqua sembra quasi fermarsi in piccoli e profondi spazi circoscritti sempre da pareti rocciose irte e lisce che rendono questo tratto di fiume quasi impraticabile all’uomo.

Il fiume dopo questa frenetica corsa lunga circa quattro chilometri improvvisamente giunge sotto l’Eremo di San Venanzio e superato il quale compie l’ultimo salto in prossimità del “ponte di ferro” prima di cambiare completamene scenario.

E’ qui infatti che si are improvviso uno scenario completamente nuovo, gli spazi diventano ampi, scompaiono le dure rocce calcaree per lasciare spazio alle alluvioni, i versanti diventano più dolci e le sue acque rallentano bruscamente la loro corsa dando vita ad ampie anse che raccolgono nuovi contributi provenienti dalle tante piccole e grandi sorgenti.

La maggiore per portata è sicuramente la polla denominata “la Solfa”, una sorgente di acqua sulfurea in parte captata per l’impianto termale raianese. Tra le altre sono da rilevare la sorgente di “Giannella” che a causa della sua estrema durezza ha determinato un interessante processo di travertinizzazione, e quella di “Bellezza” che appena sgorgata compie un salto di cinquanta metri prima di gettarsi nell’alveo dell’Aterno.

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